V. è Vanessa Simonini, un nome che può risultare sconosciuto a molti dei lettori. V. è una delle migliaia di vittime di quel femminicidio che offende la dignità di una società che si vuol definire “civile” e che obbliga a interrogarsi su come sia ancora possibile, nel XXI secolo, giungere ad uccidere una donna solo per un rifiuto o per la richiesta di tornare ad essere libera.

V. era una ventenne piena di vita che in una notte di dicembre del 2009 è stata strangolata da un “amico”, che ha poi abbandonato il suo corpo sul greto del fiume Serchio, vicino a Gallicano.

In questo romanzo, la madre ripercorre le tappe più significative dell’esistenza di V.: è l’occasione per raccontare anche di altri tempi, tempi nei quali quei suggestivi luoghi della Lucchesìa erano vissuti da altra gente con altre regole e un’altra capacità di coesione, ma è anche, e forse sopratutto, l’occasione per denunciare un rischio costante in questa società: quello di non saper distinguere per tempo questi assassini, spesso celati dietro identità più che normali, finendo per dare i propri figli, o se stessi, in pasto a loro in assoluta buonafede.

Ma in questo romanzo c’è anche, forte, una richiesta di giustizia: una giustizia che possa segnare il confine tra il lecito e l’illecito e che sappia intervenire, possibilmente in modo preventivo, verso coloro che superano quel confine portando la violenza talvolta fino agli estremi limiti.